EU al bivio? Cosa dice il Rapporto Draghi su Tecnologia e Spazio

Il 18 marzo 2025 il “Rapporto Draghi” sulla competitività futura dell’Europa, è stato presentato dal suo autore al Parlamento Italiano.

Una giornata importante per il Parlamento italiano quella del 18 marzo 2025. Il presidente Mario Draghi è stato ascoltato in merito al piano presentato alle istituzioni europee nei mesi scorsi. Il piano contiene le sue valutazione sulla competitività futura dell’Europa.

Ho pensato fosse utile fare un focus sugli argomenti di mio interesse e competenza cioè Tecnologia e Spazio. Come vedremo entra a gamba tesa il tema Difesa che combina in modo ancora più impattante sia Tecnologia che Spazio.

L’Europa sta attraversando profonde trasformazioni che rendono indispensabile l’adozione di una nuova strategia industriale per mantenere la propria competitività su scala globale. Il rapporto evidenzia tre ambiti prioritari su cui intervenire: colmare il gap nell’innovazione, promuovere la decarbonizzazione e rafforzare la sicurezza riducendo le dipendenze strategiche.

Innovazione: la chiave per la competitività futura del Rapporto Draghi

Sia nel documento che durante l’audizione viene evidenziata con determinazione l’urgenza per l’Europa di rilanciare la crescita della produttività, ormai in decelerazione, attraverso il superamento del divario in termini di innovazione. Per raggiungere questo obiettivo fondamentale, è necessario adottare un insieme di azioni sinergiche:

  • accelerare l’innovazione tecnologica e scientifica;
  • migliorare il percorso dall’innovazione alla commercializzazione
  • eliminare le barriere che ostacolano la crescita delle aziende innovative e l’attrazione di finanziamenti;
  • intraprendere sforzi concertati per colmare le lacune di competenze.

Un dato preoccupante mette in luce la fragilità persistente dell’economia europea, evidenziata dall’enorme flusso di risparmi che ogni anno abbandona l’Unione: oltre 500 miliardi di euro previsti solo nel 2024. Questo capitale, incapace di trovare in Europa rendimenti competitivi, riflette gravi carenze strutturali.

Serve un’innovazione “dirompente”.

Il rapporto mette in luce come la spesa pubblica europea in Ricerca e Sviluppo (R&S) sia carente in termini di scala e poco orientata verso l’innovazione “dirompente”. Pur investendo una percentuale del PIL in R&S paragonabile a quella degli Stati Uniti, solo una minima parte di questi fondi viene allocata a livello europeo, nonostante gli importanti benefici che gli investimenti pubblici in R&S apportano al settore privato.

Horizon Europe è il principale programma dell’Unione Europea dedicato alla ricerca e innovazione, con un budget di circa 100 miliardi di euro. Viene criticato nel Rapporto per la sua eccessiva dispersione in numerosi ambiti e per i processi di accesso considerati troppo complessi e burocratici. Inoltre, viene giudicato in parte insufficiente nel supporto a tecnologie radicalmente innovative, soprattutto se confrontato con gli investimenti di altre realtà internazionali. Prendiamo, ad esempio, l’EIC Pathfinder cioè lo strumento chiave dell’UE per sostenere progetti a bassi livelli di maturità tecnologica. EIC dispone di un budget di soli 256 milioni di euro per il 2024, a fronte dei 4,1 miliardi di dollari della statunitense DARPA e dei 2 miliardi di dollari delle altre agenzie “ARPA”.

Un programma per Ricerca e Sviluppo.

Per colmare questo divario in termini di innovazione, il Rapporto suggerisce una riforma del futuro Programma Quadro dell’Unione Europea dedicato alla Ricerca e Sviluppo.

Vediamo i punti chiave di questa riforma:

  • Rifocalizzare il programma su un numero inferiore di priorità concordate a livello europeo. Le attività frammentate e eterogenee dovrebbero essere consolidate. Le priorità definite nel Pilastro 2 di Horizon Europe e le priorità selezionate del programma dovrebbero essere riviste e allineate con le priorità strategiche della Commissione e con un nuovo Piano d’Azione europeo per la R&S.
  • Incrementare il budget destinato al finanziamento dell’innovazione “dirompente” è una scelta strategica cruciale. Per garantire un utilizzo efficace di tali risorse, l’EIC dovrebbe essere trasformato in una vera “agenzia modello ARPA”. Dovrebbe essere focalizzata sul supporto a progetti ad alto rischio con il potenziale di generare avanzamenti tecnologici rivoluzionari. Una governance solida, affidata a project manager esperti e professionisti con una comprovata esperienza nell’innovazione, risulterebbe essenziale per guidare questi progetti verso il successo. Inoltre, è necessario snellire i processi di candidatura, riducendo la burocrazia e accelerando le procedure, per favorire l’accesso rapido e diretto alle giovani aziende innovative. Il project management rappresenta un elemento chiave in questo contesto dal mio punto di vista. Senza l’applicazione di metodi consolidati, diventa impossibile raggiungere gli obiettivi nel rispetto dei vincoli di tempo, costi e qualità.
  • Ridisegnare e semplificare l’organizzazione del programma per renderlo più orientato ai risultati ed efficiente.
  • Condizionatamente alle riforme, raddoppiare il budget del nuovo Programma Quadro a 200 miliardi di euro per 7 anni.

Business Angel e investitori privati.

Il rapporto suggerisce anche l’espansione degli incentivi per i “business angel” e gli investitori di capitale di rischio pubblici/privati. Inoltre si pensa all’utilizzo della Banca Europea per gli Investimenti (BEI) e delle Banche di Promozione Nazionali (BPN) per mobilitare fondi pubblico-privati e favorire il co-investimento in iniziative che richiedono importi maggiori.

Valorizzazione commerciale della Ricerca.

Un aspetto cruciale è favorire la valorizzazione commerciale della ricerca accademica. L’Unione Europea deve affrontare il divario esistente nella trasformazione dei risultati delle università in opportunità di mercato. Tra i principali ostacoli si evidenzia l’assenza di un quadro normativo efficace che possa incentivare università, enti di ricerca (RTO) e studiosi a registrare diritti di proprietà intellettuale (DPI) e a sfruttarli per scopi commerciali. Il rapporto suggerisce l’adozione di un modello che garantisca una distribuzione equa e trasparente delle royalty tra istituzioni e ricercatori. Si dovrebbe poi prevedere il potenziamento delle competenze degli Uffici di Trasferimento Tecnologico (TTO).

Intelligenza Artificiale (AI): un enorme potenziale da sbloccare

L’integrazione “verticale” dell’intelligenza artificiale nell’industria europea rappresenta un elemento strategico chiave per promuovere un significativo aumento della produttività. Le stime precise sull’impatto dell’AI sulla produttività complessiva siano ancora oggetto di studio. Emergono però già evidenti indicazioni che questa tecnologia trasformerà profondamente diversi settori nei quali l’Europa eccelle. L’AI si rivelerà determinante per garantire alle aziende europee la capacità di mantenere una posizione di leadership nei loro ambiti di competenza. Sul tema AI farò un focus particolare sulle evoluzioni nel settore anche dal punto di vista di mercato.

Settori a maggiore impatto.

Settore farmaceutico: l’AI trasformerà radicalmente il settore tramite i cosiddetti “prodotti combinati” (terapeutici e diagnostici) che integrano sistemi di somministrazione di farmaci con algoritmi di AI ed elaborano dati di feedback in tempo reale. Si stimano guadagni annuali nel settore, tra i 60 e gli 110 miliardi di dollari.

Settore automobilistico: gli algoritmi di intelligenza artificiale generativa rivoluzioneranno la progettazione dei veicoli, ottimizzando strutture e componenti per migliorare le prestazioni e ridurre il consumo di materiali. Inoltre, contribuiranno a rendere più efficienti le catene di approvvigionamento attraverso la previsione della domanda e la semplificazione delle operazioni logistiche. L’introduzione dell’AI consentirà di ridurre le scorte, accelerare i tempi di sviluppo dalla ricerca alla produzione e migliorare significativamente la produttività.

Trasporto merci e passeggeri: l’integrazione dell’intelligenza artificiale permetterà livelli crescenti di automazione. Questo garantirà maggiore sicurezza, qualità del servizio, ottimizzazione dei tragitti, manutenzione predittiva e un significativo risparmio di carburante ed energia.

Settore energetico: l’intelligenza artificiale è già largamente impiegata, con più di 50 applicazioni che spaziano dalla manutenzione delle reti alla previsione della domanda energetica. Tuttavia, il potenziale di crescita rimane elevato, con un valore di mercato stimato per le future innovazioni AI nel settore che potrebbe toccare i 13 miliardi di dollari.

Parole d’ordine coordinamento e condivisione.

Per accelerare l’adozione dell’intelligenza artificiale nell’industria europea, il rapporto suggerisce di favorire il coordinamento intersettoriale e la condivisione dei dati. Lo sviluppo di applicazioni AI specifiche per ogni settore richiede una stretta collaborazione tra attori industriali, ricercatori e il settore privato. A questo scopo, viene proposto un “AI Vertical Priorities Plan”, finalizzato a potenziare l’AI in dieci settori strategici chiave. In questi settori i modelli di business dell’UE potrebbero trarre i maggiori vantaggi da un’implementazione accelerata dell’AI. Questi settori includono automotive, manifattura avanzata e robotica industriale, energia, telecomunicazioni, agricoltura, aerospazio, difesa, previsioni ambientali, farmaceutica e sanità.

Le aziende che aderiscono al piano potrebbero accedere a finanziamenti UE per lo sviluppo di modelli e usufruire di specifiche deroghe in materia di concorrenza e sperimentazione AI. Per risolvere il problema della scarsità di grandi dataset nell’UE, l’addestramento dei modelli dovrebbe essere alimentato da dati condivisi volontariamente da diverse aziende dello stesso settore, supportati da framework open-source e tutelati da norme antitrust. Inoltre, la sperimentazione dovrebbe essere incentivata attraverso un approccio basato sull’apertura, il coordinamento a livello europeo e l’armonizzazione dei regimi nazionali di “sandbox AI” dedicati alle aziende che partecipano al piano.

Obiettivo: leadership nell’AI

L’Unione Europea deve puntare a diventare leader nello sviluppo dell’intelligenza artificiale nei suoi settori di eccellenza, riconquistando il controllo sui dati strategici e sui servizi cloud sensibili. Inoltre, è fondamentale creare un ecosistema solido basato su finanziamenti mirati e sull’attrazione di talenti per sostenere l’innovazione nel calcolo avanzato e nell’IA. L’obiettivo principale dovrebbe essere quello di consolidare una posizione di leadership nei prossimi cinque anni nell’integrazione dell’intelligenza artificiale nei principali settori industriali, come la manifattura avanzata, la robotica, la chimica, le telecomunicazioni e le biotecnologie. Questo percorso si baserà sullo sviluppo di Modelli Linguistici Ampi (LLM) e Modelli Verticali interamente progettati nell’UE. Per raggiungere questi traguardi, sarà necessario garantire una governance chiara e indipendente, separata dalle singole imprese e dai centri di ricerca, con uno sviluppo decentralizzato che coinvolga istituzioni private e accademiche di eccellenza presenti sul territorio europeo.

Tecnologia: Digitalizzazione, Semiconduttori e Telecomunicazioni

Digitalizzazione

La competitività dell’Unione Europea sarà sempre più influenzata dalla digitalizzazione trasversale e dallo sviluppo strategico delle tecnologie avanzate, fattori essenziali per stimolare investimenti, creare posti di lavoro e generare ricchezza. Nel 2021, il settore ICT ha contribuito a circa il 5,5% del PIL dell’UE e rappresentava quasi il 4,5% dell’occupazione nell’economia aziendale. Oltre all’importanza del settore ICT in sé, la digitalizzazione si conferma un pilastro fondamentale per tutti i settori industriali e dei servizi. Pilastro volto non solo per migliorare la competitività in termini di efficienza e produttività, ma anche per promuovere innovazione e garantire qualità superiore nei prodotti e nei servizi offerti.

Semiconduttori

Il rapporto pone un forte accento sul settore dei semiconduttori, elemento chiave per garantire la sovranità tecnologica dell’Europa. Pur riconoscendo che la realizzazione di grandi fonderie di proprietà europea potrebbe essere poco praticabile al momento, a causa dei massicci investimenti necessari, l’Europa è chiamata a intensificare gli sforzi congiunti per promuovere l’innovazione nel settore e consolidare la sua posizione nei segmenti di chip più avanzati. Si suggerisce l’adozione di una strategia condivisa articolata in quattro pilastri: 

  • finanziamento per l’innovazione e la creazione di laboratori di prova vicino ai centri di eccellenza esistenti; 
  • fornitura di sovvenzioni o incentivi fiscali per la R&S per le aziende “fabless” attive nella progettazione di chip e per le fonderie in segmenti strategici selezionati;
  • sostegno al potenziale di innovazione dei chip tradizionali; 
  • coordinamento degli sforzi dell’UE nel back-end del packaging avanzato 3D, nei materiali avanzati e nei processi di finitura. 

Ci sono stati gli annunci di investimenti per circa 100 miliardi di euro destinati all’implementazione industriale in seguito alla proposta del Chips Act europeo, prevalentemente sostenuti dagli Stati membri attraverso il controllo degli aiuti di Stato. Nonostante ciò persiste il rischio che un approccio frammentato comprometta la coordinazione delle priorità e dei requisiti di domanda. Questo potrebbe tradursi in una mancanza di scala per i produttori nazionali e in una ridotta capacità di investire nei segmenti più innovativi del settore dei semiconduttori. Per affrontare questa sfida, si propone l’istituzione di un fondo centralizzato a livello UE dedicato ai semiconduttori. Tale fondo sarebbe supportato da un nuovo IPCEI “fast-track”, che garantirebbe sia il cofinanziamento dal bilancio dell’UE sia procedure di approvazione più rapide per i progetti strategici del settore.

Ad esempio vi porto uno dei recenti investimenti in USA.

Telecomunicazioni

Anche il settore delle telecomunicazioni riveste un ruolo strategico. Il rapporto evidenzia l’importanza di promuovere il consolidamento nel settore per favorire livelli più elevati di investimento nella connettività. Tra le iniziative principali emerge la necessità di rivedere l’approccio dell’UE in materia di scala e consolidamento degli operatori. L’obiettivo dovrebbe essere quello di creare un vero Mercato Unico, mantenendo al contempo elevati standard di qualità del servizio e tutela dei consumatori.

Per agevolare il consolidamento, si suggerisce di definire i mercati delle telecomunicazioni a livello comunitario anziché nazionale. Oltre a questo è necessario attribuire maggiore rilevanza agli impegni in innovazione e investimenti nelle normative UE per l’approvazione delle fusioni. Si propone inoltre di uniformare le norme e i processi di rilascio delle licenze per lo spettro e di coordinare a livello europeo le caratteristiche delle aste, favorendo così una maggiore scala operativa.

Per garantire una leadership tecnologica degli operatori UE, si raccomanda la creazione di un organismo europeo con partecipazione pubblico-privata. Questo organismo dovrebbe sviluppare standard tecnici uniformi per l’implementazione di API di rete e soluzioni di edge computing. Inoltre, per potenziare la capacità di investimento degli operatori in queste tecnologie, viene suggerito di incentivare la condivisione degli investimenti tra i proprietari delle reti e le Very Large Online Platforms. Queste ultime sfruttano intensivamente le reti dati UE senza però contribuire in modo adeguato al loro finanziamento.

Spazio: un asset strategico

Il rapporto, pur senza dedicare un capitolo specifico allo spazio, ne evidenzia il ruolo cruciale nelle aree della difesa e delle tecnologie avanzate. Lo spazio, insieme ai satelliti, viene riconosciuto come un elemento fondamentale per la sicurezza globale contemporanea. Si affianca ai droni all’intelligenza artificiale alla gestione dei dati e alla cyber guerra. L’integrazione tra tecnologie digitali e militari crea una sinergia tra i sistemi di difesa che coinvolgono aria, mare, terra e spazio. In quest’ottica, appare essenziale sviluppare una strategia europea unificata per il cloud, il supercalcolo, l’intelligenza artificiale e la sicurezza informatica, al fine di garantire una difesa coesa ed efficiente.

Difesa: un imperativo in un mondo che cambia

Il rapporto Draghi evidenzia che “continuare con il solito approccio di business nella difesa non è più sostenibile”. In un contesto geopolitico in rapido mutamento e con la prospettiva di un possibile calo del supporto statunitense alla sicurezza europea, diventa cruciale per l’UE costruire una solida e autonoma capacità industriale nel settore difensivo. Tale capacità è fondamentale per rispondere alla crescente richiesta di equipaggiamenti militari e per mantenere una posizione di leadership nell’innovazione tecnologica applicata alla difesa.

La produzione nel settore della difesa in Europa è attualmente altamente frammentata, generando significative limitazioni in termini di capacità produttiva e interoperabilità. Questa frammentazione rappresenta un ostacolo concreto, soprattutto se l’UE decidesse di incrementare le spese militari. L’industria europea, infatti, è caratterizzata da produzioni su scala ridotta e difficilmente sarebbe in grado di soddisfare un aumento della domanda. Inoltre, la tendenza dei paesi europei a preferire sistemi d’arma diversi tra loro complica ulteriormente la cooperazione e il supporto logistico. Ciò è dimostrato dalle sfide riscontrate nell’invio di armamenti all’Ucraina.

Nonostante l’Unione Europea sia il secondo maggior investitore globale nella difesa, superata solo dagli Stati Uniti, tale spesa non si traduce in una capacità effettiva di condurre e vincere conflitti a causa della frammentazione e della mancanza di coordinamento tra i suoi Stati membri. Un aspetto rilevante è che una parte significativa dell’equipaggiamento militare impiegato in Ucraina dagli Stati europei proviene dagli Stati Uniti. Questa dipendenza genera un problema economico concreto: investimenti in difesa effettuati direttamente in Europa potrebbero stimolare la crescita economica del continente attraverso un effetto moltiplicatore. Tra il 2020 e il 2024, gli Stati Uniti hanno rappresentato il 65% delle importazioni di sistemi di difesa dei Paesi europei membri della NATO, mentre l’Italia ha acquistato circa il 30% del suo equipaggiamento militare dagli Stati Uniti nello stesso periodo.

Maggiore collaborazione e condivisione di risorse.

Oltre alla pressante necessità di incrementare la spesa complessiva per la difesa, il rapporto sottolinea l’importanza cruciale di potenziare la collaborazione e la condivisione delle risorse per la ricerca e sviluppo nel settore della difesa a livello europeo. Sebbene gli investimenti siano principalmente gestiti dai singoli Stati membri, le nuove tecnologie avanzate e complesse, come droni, missili ipersonici, armi a energia diretta, intelligenza artificiale applicata alla difesa, e le tecnologie per la guerra sottomarina e spaziale, richiedono un approccio coordinato su scala paneuropea. Nessun Stato membro, da solo, è in grado di finanziare, sviluppare, produrre e sostenere tutte le capacità e infrastrutture necessarie per mantenere una posizione di leadership in queste aree tecnologiche. Inoltre, la R&S nel settore della difesa genera effetti positivi significativi su altri comparti economici e stimola la ricerca e sviluppo finanziata privatamente, contribuendo così al progresso tecnologico complessivo.

Finanziamento europeo per R&S nella difesa.

Il rapporto propone di incrementare il finanziamento europeo per la ricerca e sviluppo, concentrandolo su iniziative condivise. Questo orientamento potrebbe essere perseguito mediante la creazione di nuovi programmi a duplice uso e l’avvio di Progetti Europei di Interesse Comune nel settore della Difesa, favorendo una collaborazione industriale più strutturata. Inoltre, si raccomanda di riconsiderare le politiche di prestito del Gruppo BEI, rimuovendo l’esclusione degli investimenti nel settore della difesa, e di chiarire i quadri ESG dell’UE per il finanziamento di prodotti legati alla difesa.

Vedete come, anche in base a questa considerazioni, il settore Tecnologia/Spazio/Difesa sono sempre più interconnessi. Per questo motivo anche il settore Difesa rientrerà a pieno titolo negli argomenti di cui vi parlerò quotidianamente.

Per quanto riguarda il finanziamento del fabbisogno della difesa, stimato intorno ai 500 miliardi di euro nei prossimi dieci anni, il rapporto sottolinea come i vincoli dei bilanci nazionali rendano complesso un incremento significativo della spesa. Di fronte all’urgenza di intervenire, il ricorso al debito comune emerge come l’unica soluzione praticabile per sostenere gli investimenti indispensabili.

Conclusioni: abbiamo bisogno di un’Europa più unita e strategica

Il documento elaborato da Mario Draghi traccia una visione ambiziosa per un’Europa che agisca come un’entità unitaria nell’affrontare le sfide della competitività, della sicurezza e della transizione ecologica. Questo richiede una maggiore centralizzazione delle decisioni e della gestione delle risorse in settori strategici, oppure un coordinamento più rapido ed efficace tra gli Stati membri. La strategia proposta mira al rafforzamento del Mercato Unico, alla promozione dell’innovazione, all’integrazione dell’intelligenza artificiale, allo sviluppo di tecnologie avanzate nei semiconduttori e nelle telecomunicazioni, e alla costruzione di una difesa europea solida e sincronizzata. Superare la frammentazione e adottare una visione continentale sono passi fondamentali per assicurare che l’Europa possa prosperare e mantenere un ruolo di primo piano sullo scenario internazionale. Le decisioni che attendono l’Europa sono cruciali, e i Parlamenti nazionali insieme al Parlamento europeo saranno chiamati a svolgere un ruolo determinante in questo processo.


FONTE

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